
Un collega collega una chiavetta USB personale al computer dell’ufficio per trasferire foto di vacanze. Il giorno dopo, il servizio informatico rileva un malware sulla rete interna. Questo tipo di scenario si incontra regolarmente e illustra quanto gli aspetti digitali si giochino in gesti quotidiani, non in concetti astratti.
La sicurezza online, la protezione della privacy e le buone pratiche digitali non sono una disciplina riservata agli specialisti. Sono riflessi operativi che ogni utente, dipendente o privato, può integrare senza una formazione pesante.
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Metadati e messaggerie criptate: ciò che la crittografia non copre
Si parla molto di messaggerie criptate end-to-end. La loro adozione sta progredendo nettamente tra i 18-25 anni in Francia, secondo uno studio dell’ANSSI pubblicato a marzo 2026. Il contenuto dei messaggi diventa illeggibile per un terzo. Fino a questo punto, il ragionamento regge.
Il problema è che la crittografia non protegge i metadati. Chi comunica con chi, a che ora, da quale luogo, con quale frequenza: queste informazioni rimangono accessibili agli operatori, alle piattaforme, a volte agli inserzionisti. Sono sufficienti a ricostruire una rete sociale completa, abitudini di spostamento, persino affiliazioni politiche o sindacali.
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In pratica, si può inviare un messaggio criptato a un avvocato o a un medico senza che nessuno legga il contenuto, ma il semplice fatto dello scambio rimane visibile. Per i professionisti che maneggiano dati personali sensibili (salute, giuridico, istruzione), questo punto cambia le carte in tavola. Si possono trovare risorse dettagliate su queste questioni di privacy e sicurezza digitale su tic-et-net.org, che raccoglie angolazioni pratiche spesso assenti dalle guide istituzionali.
La soluzione pratica: limitare le applicazioni installate, disattivare la geolocalizzazione per impostazione predefinita e privilegiare strumenti che minimizzano la raccolta di metadati (non solo quelli che criptano il contenuto).

Deepfake e molestie online: una minaccia concreta per la privacy
I deepfake non consensuali sono esplosi nel 2025, particolarmente nei contesti di molestie. Il rapporto del Transparency Center di Meta (Q4 2025) evidenzia una tendenza preoccupante: le segnalazioni trattate efficacemente dalle piattaforme sono in calo mentre i volumi aumentano.
Sul campo, ciò significa che un volto pubblicato su un social network può essere integrato in un video manipolato in pochi minuti, con strumenti accessibili gratuitamente. Le vittime sono per lo più donne e minorenni.
Ridurre la propria esposizione senza scomparire
La risposta non consiste nel lasciare i social network. Passa attraverso gesti di configurazione precisi:
- Limitare la visibilità delle foto del profilo ai contatti confermati, non agli amici degli amici né al pubblico.
- Disattivare il download automatico delle immagini postate (opzione disponibile su diverse piattaforme, spesso nascosta nelle impostazioni sulla privacy).
- Controllare regolarmente se il proprio volto appare in contenuti non autorizzati tramite strumenti di ricerca inversa delle immagini.
Per le aziende, la CNIL ricorda che la diffusione di deepfake che utilizzano l’immagine di un dipendente può costituire una violazione dei dati personali ai sensi del GDPR. Il datore di lavoro ha un obbligo di sensibilizzazione su questi rischi, allo stesso modo del phishing.
Regolamento europeo sull’IA: cosa cambia per gli utenti nella vita quotidiana
Dal momento dell’entrata in vigore dell’AI Act nell’agosto 2025 (regolamento UE 2024/1689), gli strumenti di IA generativa, chatbot, assistenti virtuali e generatori di testo o immagine sono soggetti a nuove obbligazioni di trasparenza. Le sanzioni per violazioni della privacy in questi strumenti sono state rafforzate.
In pratica, quando si utilizza un chatbot professionale o un assistente IA per redigere un’email, generare un documento o analizzare dati clienti, le informazioni inserite possono alimentare i modelli di addestramento. Inserire un numero di previdenza sociale, un nome di paziente o un dettaglio contrattuale in uno strumento di IA di uso pubblico equivale a renderli potenzialmente sfruttabili.
Precauzioni operative con gli strumenti di IA
I feedback variano su questo punto a seconda dei settori, ma alcune regole di base si applicano ovunque:
- Non incollare mai dati personali identificabili (nomi, indirizzi, numeri di dossier) in uno strumento di IA generativa non ospitato internamente.
- Verificare se lo strumento offre un’opzione di non riutilizzo dei dati inseriti per l’addestramento e attivarla sistematicamente.
- Considerare ogni prompt inviato a un chatbot come un messaggio potenzialmente pubblico: si inserisce solo ciò che si accetterebbe di vedere esposto.

Ransomware nelle istituzioni scolastiche: un aspetto spesso trascurato
Il rapporto ENISA “Threat Landscape 2025” segnala un aumento significativo degli attacchi ransomware mirati alle istituzioni educative in Europa. Scuole, collegi, università: queste strutture accumulano budget informatici limitati, parchi macchine eterogenei e utenti poco formati sui rischi digitali.
Un ransomware in un liceo non è solo un problema tecnico. È l’accesso ai registri scolastici bloccato, i dati sanitari degli studenti potenzialmente esposti, le comunicazioni con le famiglie interrotte. I bambini e gli adolescenti sono sia utenti che vittime collaterali di questi attacchi.
La protezione passa attraverso misure semplici ma raramente applicate: backup offline, segmentazione tra Wi-Fi didattico e Wi-Fi amministrativo, autenticazione a due fattori per gli accessi agli spazi digitali di lavoro. Su quest’ultimo punto, la maggior parte degli ENT offre l’opzione, ma rimane disattivata per impostazione predefinita in molte istituzioni.
Le buone pratiche online non sono un argomento per specialisti, si giocano nella configurazione di un account, nella scelta di uno strumento o nel modo in cui si tratta un allegato sospetto. La sicurezza digitale e la privacy si proteggono attraverso gesti concreti, ripetuti, adattati al contesto di ogni utente, che sia in ufficio, a scuola o su un telefono personale.